Carpooling, quando il passaggio diventa collaborativo

L’Italia un po’ più smart: il carpooling cresce al ritmo di 200 per cento ogni anno.

Due ragazzi di Honk Hong in questi giorni sono in viaggio di nozze in Europa. Roma, Parigi, Berlino. Hanno scelto di girare il vecchio continente chiedendo di volta in volta in rete la disponibilità di un posto in auto a chi di deve fare la loro tratta. Si danno un appuntamento e salgono a bordo pagando una quota delle spese. Li ha incontrato Claudio Vacchetti, un cinquantenne informatico di Torino. Ha raccontato la sua esperienza a Weetom.com, un blog che si occupa di consumo collaborativo.

Chiamatelo carpooling o ridesharing la sostanza è la stessa. La formula del consumo collaborativo continua a convincere in Europa e in Italia. Specie in tempo di crisi. Ma oltre alla questione economica, c’è anche quella ambientale e del minore spreco di risorse. Se in media ogni auto da 5 posti porta 1,6 persone, con la condivisione di passa ad una media di 3,5 persone per auto. E un risparmio di carburante che nel 2012 è stato di 140 milioni di litri. Se nel nostro Paese si viaggiasse sempre con automobili piene, si risparmierebbero ogni anno 40 miliardi di tonnellate di Co2 e 55 miliardi di euro.

Un traguardo che non è più utopia. Da noi la condivisione delle tratte, che ha cominciato a prendere piede solo nel 2011, cresce ogni anno del 200 per cento. Parola dei siti che offrono questo servizio. Sommando i dati disponibili, oggi in Italia gli utenti sono circa 150mila.
Carpooling.it, con i suoi 4 milioni di utenti e 750 mila tratte in Europa, siede in posizione di leadership anche in Italia. Ma altri due progetti stanno cercando di coprire nicchie di mercato con idee simili ma declinate diversamente.

E’ il caso di Franco Lo Giudice, torinese di 36 anni, manager di Blablacar.it. Invece di puntare sulle tratte brevi dei pendolari, cerca di conquistare il mercato del ridesharing. Diverso dal carpooling perché tratta di viaggi di lunghezza media un po’ più lunga, 250km. E con una sosta. Arrivato da noi solo 12 mesi fa, Blablacar, che è nato in Francia, conta 3 milioni di utenti come network europeo. Ma in questa cifra il peso dell’Italia incide ancora marginalmente. I paesi dove va più forte al momento sono la Spagna la Polonia, e ovviamente la Francia, che gli ha dato i natali. “In Italia offrire questo servizio è ancora una forma di investimento” racconta Lo Giudice “ma siamo certi che la formula della condivisione dei mezzi e delle spese è il futuro della mobilità sostenibile”.

Un’idea simile l’hanno avuta anche quattro ragazzi di Bari. Loro, costretti a fare la spola con la Capitale per motivi di lavoro, hanno creato prima una newsletter dove un numero crescente di persone cercava e offriva passaggi per Roma. Era il 2006. Lorenzo Carbone allora aveva 24 anni ed era un consulente. Oggi ne ha 31 e dal 2011e ha creato la sua startup, Avacar.it. E’ un sito che è l’evoluzione naturale di quella newsletter, ma perfezionata e allargata a centinaia di tratte e 8000 utenti.

Avacar.it oggi guarda oltre il servizio stesso di carpooling. “Ci stiamo perfezionando in modelli B2B (Business to business, ndr) offrendo soluzioni alle aziende della zona industriale barese per facilitare gli spostamenti dei dipendenti” spiega Carbone. Lo hanno fatto con la Bosh di Bari (1.764 impiegati). Creano circuiti chiusi per i dipendenti che lì si danno appuntamento. Oggi Carbone e co. sono alla loro seconda startup che nasce dall’evoluzione di Avacar. Sarà un’app gratuita che si occuperà sempre di condivisioni, ma di posti in taxi. Chissà se qualcuno ne fermerà uno con a bordo due sposini di Honk Hong.