Traffico made in Sud, Palermo diventa smart

MobilitàPalermo, Muovity, Push e TrafficO2: i progetti Made in Sud per risolvere il problema del traffico palermitano. “Il traffico va in tilt per cattive abitudini”

palermo

Dal film di Roberto Benigni in poi è diventato un adagio popolare: il problema di Palermo è il traffico. “Tentacolare e vorticoso” come lo definiva un disperato Paolo Bonacelli alla guida. Eppure dei ragazzi palermitani hanno deciso di sfidare la propria città, le abitudini dei propri concittadini, e anche l’amministrazione comunale proponendo soluzioni alternative alla mobilità.

Giulio Di Chiara, 28 anni, nel 2007 ha prima creato un portale: mobilitapalermo.org. «Volevamo rendere open il governo cittadino. Raccoglievamo dati sui cantieri del tram, della metropolitana, del traffico cittadino. E li mettevamo in rete con reportage fotografici.120mila persone ogni mese vengono a controllare la mobilità palermitana sul nostro sito. Da allora abbiamo cominciato a partecipare ai tavoli tecnici del comune proponendo soluzioni per migliorare la mobilità. Dalle aree pedonali al reintegro del biglietto unicoper bus e metro. Cose che incoraggiano i cittadini a utilizzare i mezzi pubblici».

Non solo. L’anno scorso hanno vinto un bando nazionale del ministero dell’Istruzione Smart Cities and Social Innovation. Hanno creato una startup. Si chiama Muovity.it. Un carpooling particolare. Perché l’idea di condividere il proprio mezzo, ai palermitani, non è proprio semplice da far digerire.

«Abbiamo creato una nuova piattaforma in chiave social” continua. “Un po’ come applicare la logica di Facebook al carpooling. Se non ti fidi della persona con cui condividerai il tuo mezzo, meglio forse se lo conosci prima. Almeno in foto. Come accade sul popolare social network».

La prima fase è stata una ricerca sul campo di trend, abitudini, preferenze degli automobilisti palermitani. Poi il lancio della piattaforma.
«Il nostro obbiettivo principale è quello di rivoluzionare le abitudini dei palermitani», racconta Giulio. «Spesso il traffico va in tilt per cattive abitudini. Come uscire a fare una passeggiata in macchina (un controsenso comprensibile forse solo a chi è nato da queste parti, ndr). Noi offriamo soluzioni alternative. Cambi di prospettiva fino a poco tempo fa impensabili, ma che cominciano a dare i primi frutti». La loro comunità si sta allargando. Su Facebook ha da poco superato le 5mila unità.

Stesso obbiettivo ma soluzioni alternative. E’ quello che hanno creato Domenico Schillaci eSalvatore Di Dio, 30 anni. L’anno scorso hanno creato Push una startup che offre soluzioni di mobilità alternativa puntando molto sulle abitudini degli automobilisti. «Noi vogliamo rivoluzionare una città e i propri cittadini. Ma se il primo obbiettivo è raggiungibile su tempi lunghissimi, molto più brevi possono essere per il secondo. E l’azione deve essere più energica».
Una spinta, appunto. Verso il cambiamento e l’innovazione. «Abbiamo pensato che l’uso più intelligente dell’auto sarebbe stato meglio compreso dai nostri concittadini se premiati con dei crediti. Sconti su scarpe, cene, ma anche caffè offerti da attività commerciali del circuito. Il risultato è stato sorprendente» spiega Domenico.
Il premio è l’incentivo. Hanno ragionato per comunità. Creato un’app che sperimenteranno dalle prossime settimane con l’Università di Palermo. «Faremo sperimentare ai ragazzi in prima persona che muoversi insieme rende più facili gli spostamenti. E può essere un’esperienza divertente».

Anche il loro progetto, Traffico2, ha vinto il bando del ministero Smart Cities and Social Innovation. Il risultato è che oggi ci lavora un team di dodici persone. Tutti under 30. E tutti convinti che tentare di innovare a Sud sia la cosa più bella che si possa fare.
«Ho studiato e lavorato a Milano» racconta Domenico, «ma appena ho scoperto che l’innovazione apriva territori inesplorati dalle mie parti ho deciso di tornare. Da una startup stiamo diventando un incubatore di nuove idee in Sicilia. Ed è la cosa che ci entusiasma di più. Vorremmo ragionare come rendere le nostre città Smart Cities. Ma soprattutto rendere la nostra comunità una Smart Community».