Un’app per beccare il proprietario dell’auto che intralcia il traffico

L’idea è di un informatico (già startupper di successo) milanese. Cerca qualcuno che lo finanzi, e ha un’idea assai forte sulla scena startup italiana

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Immagina di essere nel traffico. A Milano. Metà pomeriggio, stai tornando a casa, l’andamento è il classico delle ore di punta. Frizione, prima, colpo di acceleratore, qualche metro, frizione, stop. Immagina poi che una macchina parcheggiata male blocca del tutto la viabilità. Facile immaginare la scena: clacson impazziti, urla, improperi. Un rosario in bocca a un satanista. Ma il proprietario non si fa vivo e si sta così, sospesi, in un clima di prosaica attesa. Una situazione del genere è capitata a Fabrizio Masili, 31 anni, torinese di base a Milano. Informatico. Startupper. La sua Overken ad appena un anno di vita ha venduto ologrammi a negozi e discoteche. Poi l’ingorgo milanese.

Dimmi la verità, qualche urlo l’hai lanciato pure tu, vero? 

Qualcuno sì, siamo stati nel traffico fermi più di un’ora…

Però sei un informatico, un razionale. E uno startupper… 

Mi sarebbe piaciuto contattare il proprietario di quell’auto. Ho guardato la targa, poi il mio cellulare. Di lì è nata l’idea di creare un’ app che permettesse a chiunque di contattare il proprietario di un auto, di una moto, di qualunque mezzo con una targa se questa intralcia il traffico.

Ma non è una violazione della privacy? 

Tutto si dovrà fare in maniera anonima. E senza specifiche su luogo o orario della segnalazione.

Come contatteremo i proprietari?

Attraverso moduli preimpostati, come “Per favore puoi venire a spostare la tua auto che blocca il passaggio?”. Ma funzionerà anche se si trova una macchina col vetro sfondato, o altri atti di vandalismo. Inserisco la targa dell’auto, l’app mi dice se il veicolo è omologato, e manda un messaggio al proprietario via app o sms. Non solo per casi del genere ma anche per ricordare al proprietario della scadenza dell’assicurazione, del bollo, il cambio gomme o il cambio batteria.

A chi vorreste rivolgervi? 

A enti pubblici o privati, come compagnie assicurative.

E a che punto siete?

All’idea. A questo foglio di carta 

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No, frena, tutto qui? 

Si. So che è un po’ strano ma vorremmo capire se qualcuno è interessato a fare questa cosa qui prima di investirci dei soldi. Forse è un modo strano di fare startup in Italia ma è così che abbiamo pensato di fare io e mio fratello (Giuseppe, 35, ndr).

Spiegati meglio. 

Non vogliamo perdere tempo con “potenziali” investitori. Né imbarcarci in progetti a lungo termine con chi alla fine si dimostra poco affidabile.  

Parli come se avessi avuto una brutta esperienza. 

E l’ho avuta. Qui in Italia fare startup è un mondo a parte. Abbiamo voluto importare acriticamente un’idea dagli Stati Uniti. Ma da noi abbiamo un modo diverso di intendere i rapporti personali. E di considerare le persone. Qui se hai un’idea corri il forte rischio che qualcuno te la freghi. O che ne applichi una sola parte per declinarla su idee loro. E soprattutto si pensa solo all’idea che uno ha non alla persona che l’ha avuta. Alle idee che potrebbe ancora avere. Ogni persona è un potenziale, l’idea in sé passa.

Cosa pensi della startup scene italiana? 

Non mi piace. Emuliamo troppo altri modelli e non pensiamo che qui le cose per funzionare devono essere fatte in maniera diversa. Sono stato anche in alcuni incubatori a Milano ma…

Ma? 

Mi sono annoiato a morte a vedere i pitch. Tutti uguali, stessa verve, poche idee, tante parole.  

Torniamo alla vostra idea. Quindi che cercate? 

Qualcuno a cui piaccia la nostra idea così com’è e ci finanzi con 100mila euro senza farci perdere tempo. Sì, sono tanti, ma molti servono per marketing che è la cosa più importante.