Il ritorno al futuro del pattino

Era un oggetto di antiquariato, roba da vecchie fotografie. Oggi il pattino torna a popolare le spiagge grazie ad un artigiano di Fiumicino

C’è chi si proietta verso il futuro dopo essere tornato al proprio passato. Quasi per caso, dopo un lungo viaggio per il mondo. Viaggi per mare, per oceani, a volte avventurosi, nave dopo nave, coperta dopo coperta. E’ quello che ha fatto Luca Gentilini, classe ’66. Marinaio, surfista, falegname. “Il mio rapporto e amore con il mare è iniziato sin da piccolo. La pesca, la vela, poi il surf mi permettevano di stare in mare quasi tutto l’anno” racconta. Vent’anni fa la vela lo porta lontano, verso i Caraibi imbarcato per la stagione invernale.

La mia prima traversata Atlantica la realizzo facendo barca stop a Las Palmas de Gran Canaria”. E via per il resto del mondo. Poi il rientro a Roma, a Fiumicino, nel 2000 dove decide di fermarsi. Apre una falegnameria per interni per barche. Quelle spiagge gli riportano alla mente la sua infanzia. I bagni e i bagnini. E i pattini, piccole imbarcazioni spesso usate per il salvataggio proprio da loro, i bagnini del litorale romano. Forza muscolare, senza i bicipiti tirati a lucido alla Baywatch.

Oramai relitti dell’Italia splendida degli anni Sessanta, senza mercato, ne troppa speranza di tornare in voga, Gentilini decide comunque di costruirne uno dopo una richiesta inaspettata di un cliente. Partendo dal disegno antico dei pattini, rivisitandolo, e applicando materiali nuovi più resistenti all’usura. “Era il 2012. Un cliente vuole un Pattino unico, speciale, raffinato ma marino. Ha una casa proprio sul mare, uno yacht. Ma il tragitto, il parcheggio, il marinaio che lo porta a bordo sono pratiche che lo stressano, poiché l’uscita si riduce ad un’ancoraggio lungo la costa, vicino casa. Insomma vuole un pattino”. Il cliente decide che le energie per uscire con il suo Yacht le investirà per remare.

Gentilini recupera un vecchio pattino demolito di quell’epoca, anni 60, di provenienza imprecisata, e unendo quelle linee con la memoria dei vecchi Pattini d’antan che aveva conosciuto negli anni sulle spiagge Romane, riprogetta un Pattino più grande, conservando le linee eleganti dei vecchi scafi.

Lo scafo piace. Alla fine, più si ricerca la velocità degli spostamenti, più si apprezzano anche la calma e la lentezza di una remata per mare. Riceve consensi durante la costruzione, e ne costruisce un secondo per la Falegnameria, da usare come modello e campionatura. Da quel giorno ne ha costruiti 4 in totale, che malgrado la forte crisi nella Nautica porta alla mia attività un soffio di ottimismo.

“I miei pattini sono apprezzati per le qualità costruttive, stabilità e raffinatezza del fare Italiano. Oggi stiamo consegnando il primo per il mercato estero, destinato ad una Posada (guest house) nell’arcipelago corallino di Los Roques”. Una bella notizia per la nautica italiana. E, come spesso accade di questi tempi, arriva da un saper fare artigiano che abbiamo dimenticato troppo in fretta.

Roma, 7 aprile 2014
Arcangelo Rociola